Un mondo che invecchia?

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Partiamo laddove la popolazione anziana sta crescendo più rapidamente che altrove: la Cina. Qui le autorità locali prevedono un aumento della percentuale di popolazione di età pari o superiore a 60 anni. Questa percentuale raggiungerà il 28% entro il 2040. Si prevede un aumento significativo della popolazione anziana. Si stima che questa cifra sarà di 402 milioni di persone, poco meno dell’intera Europa oggi. 

Con l’aumento dell’aspettativa di vita, anche i cinesi anziani affrontano rischi per la salute e malattie. Questo fatto impone un peso sulla loro politica sanitaria pubblica. Dopo la pandemia da COVID-19, la politica sanitaria non è molto in salute. Pertanto, anche per loro è essenziale promuovere un invecchiamento sano e attivo. Questo include il miglioramento delle capacità fisiche e mentali degli anziani. È importante promuovere il raggiungimento di un’aspettativa di vita sana. 

Dalle nostre parti, intendo l’Italia, i nostri valori in termini percentuali sono ancora più alti di quelli cinesi. Qui, già oggi, siamo poco oltre il 23%. Entro il 2050, supereremo il 35%. Quindi, un italiano su tre avrà più di 65 anni di età. 

Stiamo parlando, ad oggi, di quasi 14 milioni di italiani che hanno più di 65 anni. Inoltre, 9 milioni di loro superano i 70. Per non dire degli ultranovantenni contiamo 800.000 persone e di queste, tre quarti, 600.000 sono donne, spesso sole e spesso con problemi di demenza. Gli ultracentenari erano solo 42 all’inizio del 1900 adesso sono più di 17.000.

Nella stessa classifica di super anziani troviamo il Giappone. Ci precede avendo già oggi più del 28% di over 65. Questo numero è destinato ad arrivare al 38% nel 2050. 

Negli altri paesi OCSE, ovvero il resto di Europa e USA, non siamo ancora a questi livelli. Tuttavia, la tendenza è simile e in aumento. EU oggi 21% con tendenza al 30%, mentre USA, oggi 17% con tendenza al 23%.

Dal punto di vista demografico, i paesi con maggiore invecchiamento stanno assistendo a un forte calo delle nascite. Una cosa mai vista prima. 

Altrove la situazione è più contenuta. Il calo dei nuovi nati è spesso compensato dai fenomeni migratori. Questi fenomeni provengono da quelle aree del mondo dove il boom delle nascite sembra inarrestabile, specialmente nell’Africa sub sahariana. 

Insomma, basta scoprire che in Italia ogni anno abbiamo un calo di popolazione che supera le 300mila unità. E come se sparisse una città con le dimensioni di Parma.

Le nostre nonne/bisnonne agli inizi del ‘900 mettevano al mondo in media 4,5 figli ciascuna. Nel 1930 il dato era sceso di un’unità (3,5) per ridursi a 2 nel 1977. Nel 2018 si è raggiunto il valore più basso: 1,21. Nell’ultimo quinquennio è risalito a 1,3. Tuttavia, bisogna considerare che questa variazione è dovuta soprattutto agli immigrati. Essi fanno molti più figli degli italiani autoctoni. Ecco perché siamo destinati a diventare un paese popolato sempre più da anziani e ultra-anziani. Questa da un punto vista è una bella cosa, ma per la società nel suo insieme?

L’invecchiamento della popolazione ha e avrà sempre di più implicazioni profonde. Queste si manifestano non solo per i sistemi pensionistici e sanitari, ma anche per l’economia. Influiscono sul mercato del lavoro e sulla società nel suo complesso. 

Se prendiamo in considerazione il peso della crescita dei pensionati in relazione alle persone occupate. In Italia oggi abbiamo quasi 69 pensionati ogni 100 lavoratori. Siamo sul podio più alto in questa Olimpiade. Al secondo posto c’è la Grecia e il bronzo va alla Francia. Fra un quarto di secolo, secondo i demografi, il rapporto si invertirà: 106 pensionati ogni 100 lavoratori attivi. Una vera tragedia!

Raggiungere un equilibrio dei conti per il sistema del welfare è difficile. Trovare un equilibrio per il sistema sanitario è anch’esso complicato. La stessa cosa vale per la società in generale. Questa situazione fa perdere il sorriso al più convinto degli ottimisti. Sarebbero necessarie e urgenti nuove politiche e riforme di merito e di efficacia, purtroppo non se ne vede traccia.

Ecco perché della longevità degli anziani bisogna parlarne, scriverne, tenere sotto i riflettori il tema. Questo fenomeno epocale ci riguarda tutti, che siamo direttamente interessati all’invecchiamento o ancora giovani. Le scelte, specialmente quelle dei governi, influenzeranno la qualità della vita. Anche le decisioni delle istituzioni sovranazionali influenzeranno la qualità della vita di tutti negli anni a venire.

Avatar Lino Longobardi

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